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             L' alluvione (breve cronaca di un grande disastro)
                    
The Flood 
( short chronicle of a great disaster )

Si avvertono i visitatori  che il download di questa pagina è un pò  lungo se non si usufruisce di  connessione ADSL veloce, ciò è  dovuto alle molte foto presenti da scaricare in un corpo unico, ma che sicuramente ripagano la pazienza.
 
 
Panoramica aerea dell'enorme smottamento staccatosi dalle pendici del monte del Forte ( Monte  Moro ) che ha travolto e trascinato con se le abitazioni di Rione Monserito.

 


Rione Monserito.  Liberato il cortile di una buona parte dei detriti si pensa alla vendemmia. E' il primo sintomo di rinascita  e di non aggiungere un danno al danno.

 
Una casa distrutta da una frana staccatasi dal monte del Forte.


Rione Monserito. Un mare di fango dove prima sorgeva una casa.

 
Una casa sventrata da una frana.

 
La furia delle acque ha distrutto completamente lo stadio vanto dei tifosi gaviesi.

 
Via Mazzini. In mezzo alla strada un albero; forse era cresciuto un centinaio di metri più in alto, sulle pendici del monte del Forte.

 
Via Monserito.  Non sono necessari commenti.



 
 Il quartiere di Monserito visto dal Forte. Per diminuire il pericolo si è provveduto ad abbattere gli alberi; le loro oscillazioni minacciavano il già precario equilibrio della coltre terrosa rimasta in loco.

 
Una delle frane del Monte del Forte, forse la più disastrosa.


Rione Monserito. Case avvolte dal fango.


Ponte di Borgonuovo.


Rione Borgonuovo. Le scene che si sono prospettate  al ritiro delle acque del Lemme.


 


 



 
L'ondata improvvisa delle acque del Lemme non ha permesso di liberare tempestivamente queste mucche; quattordici sono annegate.

 

 
Confine tra Gavi e Bosio.  Le acque del rio Ardana sono strarippate: ecco quello che rimane di una recente costruzione.


Militari, gaviesi, militi della locale C.R.I. e di altre città, volontari provenienti da diverse Regioni, cercano, con ogni mezzo, di recuperare qualche masserizia.

 
Dopo ore di duro lavoro i mezzi meccanici riescono ad aprirsi un varco fra i detriti che hanno invaso le strade.

 
Gaviesi in aiuto di altri gaviesi. Tutti indistamente, dimostrano uno spirito di solidarietà insperato, si sono prodigati ad aiutare chiunque ne avesse bisogno.

 




Arriva l'acqua grazie alle cisterne dell'esercito; anche l'erogazione del gas e dell'energia elettrica sono interrotti a causa di guasti nei relativi impianti.


 

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Successe la notte fra il 7 e l'8 ottobre del 1977.
In quel periodo ero lontano da casa, mi giunse la notizia all'estero il giorno dopo, puntuale ed implacabile come  succede sempre con le brutte notizie. Per fortuna i miei stavano tutti bene e a parte lo spavento non avevano subito grossi danni.
La nostra casa è situata nella zona periferica di Gavi risparmiata dal disastro causato dal torrente Lemme e dalle frane del monte Moro .
Mi immagino la paura e l'angoscia dei miei concittadini, parenti e amici in quei momenti drammatici.
Non essendo presente condivido le parole di un mio coetaneo e amico, che trovo molto significative e che esprimono in sintesi il dramma di quei momenti. Anche io se fossi stato in Italia sarei sicuramente stato lì a prestare soccorso in mezzo al fango e alla disperazione come è successo a lui.
La persona alla quale faccio riferimento è il mio compagno di scuola delle elementari  l'architetto Riccardo Bergaglio e qui di seguito  l' articolo che scrisse in un volumetto che uscì all'epoca in edizione unica: "Gavi cronaca di un' alluvione" e dal quale ho estratto anche le foto di questa pagina, scattate da Gianni Re e dalla Buonanima del Sandrin.
                                         Elidio


La nostra alluvione
           
di Riccardo Bergaglio

Mi ritornano lucidissimi alla mente i pensieri, le sensazioni, lo sgomento di quella notte di venerdì 7 ottobre, quando, a bordo dell'auto di uno sconosciuto che pietosamente aveva offerto un passaggio a me e ai miei fradici abiti militari, mi avvicinavo a Gavi, ogni metro percorso, ogni bagliore di fulmine che illuminava quella triste realtà  di pietrisco, di melma, di auto rovesciate, ben presto mi fecero perdere quella timida speranza, quella inconscia volontà  di non credere a quanto detto dai mezzi di comunicazione. Gli uomini, le donne, i bambini, i vari "Pinin," "Ruggero," "Caruscin," il Sindaco Beppino e gli altri ancora che via via incontrai in Monserito, appartenevano ad una dimensione umana nuova, sui loro volti, pieni di rabbia, di sgomento, di disperazione, era segnato il dramma che si era appena compiuto; il dramma di quanto mi si sarebbe prospettato l' indomani.
La mattina dell'8 la pioggia era cessata, il flusso di acque che scendeva furiosamente, la notte prima, dal Monte del Forte si era ridotto ad un semplice rigagnolo, lasciando il paese, le sue vie, avvolte, in una coltre ripugnante di melma, di detriti, di masserizie. Mi incamminai per le vie. Ovunque era distruzione, in Monserito alcune case erano andate integralmente distrutte, le melma scesa ne aveva invaso altre fino al primo solaio, la stessa ne aveva sventrate altre ancora, qua e là  alberi, carcasse di auto rovesciate, animali morti ostruivano la strada. Fuori dal centro abitato la scena non era certo migliore: molti vigneti non esistevano più, alcune colline erano state scorticate dagli smottamenti, il Lemme ed il Neirone erano straripati, lasciando ovunque distruzione; quasi tutte le strade per i paesi vicini, per i cascinali, erano interrotte o non esistevano più.
Col passare delle ore giungevano notizie di altri crolli, di altre frane, di altri drammi, ma già  il mormorio della notte precedente era cessato, tutti tacevano. Si lavorava. con ogni mezzo, un badile, una scopa, una piccozza, una zappa, tirati fuori da chissà  quale cantina, prestati da chissà  quale gaviese, spinto da una volontà  tutta gaviese, si tentava di aprire un varco in quella montagna di fango, sotto la quale erario sepolti sacrifici, sentimenti, ricordi.
In quel giorno di isolamento erano impegnati tutti e solo i gaviesi, questa gente, che talvolta vive di discordia, s'era fraternamente unita, tutto era scordato, l'imperativo era portare aiuto al vicino, all'amico, a chi ne avesse bisogno.
Era iniziata l'opera di soccorso a Gavi.
Quel giorno i gaviesi, io in mezzo a tanto dramma, seppero scrivere una nuova pagina della loro storia, una pagina diversa, forse per tanti inaspettata
, ma proprio per questo significativa.

            ********   

It happened the night between 7 and 8 October 1977.
At that time I was away from home, I got the news abroad the next day, on time and relentless as always happens with the bad news. Fortunately, my family was  well and aside from the scare had not suffered big damage.
Our house is located in the suburb of Gavi spared from the disaster caused by the river Lemme and the landslides of Mount Moro.
I imagine the fear and the anguish of my fellow citizens, friends and family in those dramatic moments.
Not being present, I share the words of a friend of my and coeval, that I find very significant and provide a summary of the drama of those moments.
Me too, if I was in Italy I would certainly be there to provide assistance in the mud and despair as it happened to him.
The person of whom I refer is my classmate in Elementary School, Architect Riccardo Bergaglio and here below the article he wrote in a booklet that issued at the time as unique edition: "Gavi chronicle of a flood" there from I extracted this article and the pictures on this page, taken by Gianni Re and lamented  Sandrin.

                           
 Elidio
 

Our flood
            
Riccardo Bergaglio

I recall the shiny thoughts, the feelings, the shock of the night of Friday, October 7, when, in the car of a stranger who had offered me a lift in my wet clothes military, I approached Gavi. Every meter of the way, every flash of lightning that illuminated the sad reality of rubble, mud, cars flipped, soon made me lose that timid hope, the unconscious desire not to believe what was said in the media. Men, women, children, the people I well Knew "Pinin," "Ruggero," "Caruscin," the Mayor Beppino and others that gradually I met in Monserito, belonged to a new human dimension, on their faces, full of anger, dismay, despair, had marked the drama that had just turned; drama than I would have envisaged the morrow.
The morning of the 8th the rain had stopped, the flow of water coming down furiously, the night before, from the Mount of the Fort was reduced to a mere trickle, leaving the town, its ways, wrapped in a blanket repulsive slime of debris, with household goods. I walked through the streets. Everywhere was distruction, in Monserito some houses had gone completely destroyed, the mud had invaded other up to the first floor, the same had gutted others, here and there trees, carcasses of overturned cars, dead animals obstructed the road. Outside the town the scene was not much better: many vineyards do not exist anymore, some hills had been scraped by landslides, the river Lemme and Neirone were overflowing, leaving destruction everywhere; almost all roads to neighboring countries, to the farms, were interrupted or no longer existed.
As the day wore came news of other collapses, other landslides, other dramas, but already the murmur of the night before had died, all were silent.
People worked. by all means, a shovel, a broom, an ax, a hoe, pulled out from some cellar, provided by some kind of gaviese, driven by a will of gaviese, attempting to break through in the mountain of mud, under  which were buried sacrifices, feelings, memories.
On that day of isolation were all committed and only the gaviesi, these people, who sometimes lives of discord, had fraternally united, everything was forgotten, the imperative was to bring help to the neighbor, friend and to those who need it .
It started the relief work in Gavi.
That day the gaviesi, I in the midst of such tragedy, they wrote a new page in their history, a different page, perhaps unexpected for many, but because this very significant.





 


           

 
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Elidio 2003 -  Aggiornato il: 21-10-19 .          Contatore visite